Pubblicato il 28/04/2026 - Autore: Luisa Mondo, Raffaela Rusciani, Teresa Spadea

Il S.C. Servizio Sovrazonale di Epidemiologia - ASL TO3 ha recentemente curato il report sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Piemonte anni 2017-2022 in cui, si illustra l’andamento del fenomeno tra le donne residenti in Piemonte, indipendentemente dalla regione in cui si effettua la prestazione, e se ne descrivono caratteristiche demografiche e sociali, modalità di accesso e intervento.
Nel periodo in studio si osserva una riduzione delle IVG del 18,5%, in linea con il calo registrato a livello nazionale. Nel 2022, delle 5.109 IVG effettuate, il 34% è a carico di donne con cittadinanza straniera, valore costantemente in calo anche se resta superiore alla media nazionale1 e più alto dell’atteso (essendo le donne straniere in età fertile solo il 13% della popolazione). La distribuzione per classi d’età si mantiene stabile, con un leggero aumento, nell’ultimo anno, tra le donne di età inferiore ai 30 anni.
In particolare, la percentuale di IVG tra le minorenni oscilla, negli ultimi anni, tra il 2,5% e il 2,9% corrispondenti a meno di 180 casi, in linea con il dato nazionale; vi accedono soprattutto le ragazze italiane rispetto alle straniere (7,9% vs. 2,8% nel 2022) verosimilmente perché tra queste ultime vi è maggiore accettazione familiare di una gravidanza precoce o, all’opposto perché in alcune popolazioni si registra un inizio più tardivo dei rapporti sessuali e solo in ambito di una relazione di coppia stabile.
Oltre il 70% delle donne che ricorre all’ IVG è alla sua prima esperienza di interruzione di gravidanza (e tale condizione è in aumento, in linea con il dato che si registra a livello nazionale). L’abortività ripetuta riguarda prevalentemente le donne con minor scolarizzazione e le straniere. Nel 2022, il 43,5% delle IVG è stato effettuato da donne senza figli, dato leggermente superiore al valore nazionale (41,4%), soprattutto tra le italiane (quasi il 50%) e con più alto titolo di studio, mentre le straniere si sottopongono a IVG quando hanno già partorito più volte. Questi dati, letti congiuntamente, suggeriscono che per le italiane il fenomeno potrebbe riguardare soprattutto gravidanze indesiderate tra donne giovani, prima che sia definito il loro progetto familiare e professionale. Viceversa, per le straniere sembrerebbe che la donna/coppia decida di non portare avanti una o più gravidanze una volta raggiunto il numero di figli pianificato o desiderato, pertanto indicherebbe un mancato ricorso alla contraccezione.
La quasi totalità delle IVG viene svolta entro i 90 giorni, solo il 4% supera tale termine. Il ricorso all’IVG prima o dopo i 90 giorni descrive situazioni differenti: nel primo trimestre si tratta perlopiù di gravidanze indesiderate, mentre dopo le 12 settimane si tratta tendenzialmente di interruzioni in seguito a diagnosi sfavorevoli relative al concepito o per patologie materne (si parla quindi di Interruzione Terapeutica di Gravidanza, ITG), più frequenti tra le italiane e tra le donne con più alto livello d’istruzione. Una percentuale pari a circa il 5% delle IVG, costante negli anni, è eseguito a seguito di diagnosi di malformazioni fetali, con una quota inferiore per le donne con cittadinanza straniera e tra quelle con più basso livello d’istruzione, differenze verosimilmente legate al diverso ricorso al test di screening e alla diagnosi prenatale.
Per avere la certificazione necessaria all’intervento le donne si rivolgono soprattutto al consultorio familiare (oltre il 60% dei casi, con prevalenza maggiore per le donne straniere e quelle con più basso livello d’istruzione), seguito da altri servizi medico ginecologici (circa 22%) e dal proprio medico di fiducia (14% dei casi); in rarissimi casi non c’è certificazione poiché l’intervento viene effettuato in condizione di imminente pericolo di vita per la donna.
L’ interruzione volontaria di gravidanza può essere effettuata per via chirurgica e, negli ultimi anni, anche con metodo farmacologico; Il ricorso a quest’ultimo varia molto tra le Regioni, sia per quanto riguarda il numero di interventi sia per il numero di strutture che lo offrono. In Piemonte dal 2020 le IVG farmacologiche hanno superato le IVG chirurgiche (55%) e dal 2021 rappresentano circa i due terzi degli interventi; tale fenomeno è avvenuto in anticipo e con una diffusione maggiore rispetto alla media italiana. Gli interventi chirurgici risultano essere maggiormente a carico delle straniere e delle donne meno istruite, ma negli anni, grazie alla maggiore diffusione dell’IVG farmacologica e alla maggior informazione in merito a tale opportunità , i divari per cittadinanza e livello d’istruzione tendono a colmarsi. Parallelamente alla diminuzione delle IVG chirurgiche si osserva una forte diminuzione del ricorso all'anestesia generale. Nel 2022 circa il 75% degli interventi è stato eseguito in regime di day hospital, con piccole oscillazioni temporali. Il maggiore accesso al ricovero ordinario per le donne italiane rispetto alle straniere potrebbe essere spiegato sia dalla diversa distribuzione per età (con una più alta quota di giovanissime tra le italiane), sia alla più alta quota di IVG oltre i 90 giorni.

In Italia, il Ministero della Salute sostiene con continuità una serie di progetti multiregionali, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), con l’obiettivo di raccogliere dati di qualità sulla mortalità e sulla grave morbosità materna e con lo scopo di promuovere...