Pubblicato il 03/09/2026 - Autore: Marcello Libener (SPreSAL ASL AL) e Osvaldo Pasqualini

In Italia di infortuni sul lavoro si parla parecchio soprattutto in occasione di eventi clamorosi che, se da una parte fanno scaturire un rilevante interesse mediatico sul fenomeno, dall’altra raramente indirizzano a riflessioni costruttive volte alla prevenzione e cioè alle azioni da porre in essere da parte del sistema pubblico e dalle organizzazioni aziendali, per ridurre i danni subìti dai lavoratori a causa di tali eventi. Le misure proposte in tali occasioni sembrano più dettate da un impulso a “proporre qualcosa” che frutto di un’attenta analisi dei fattori che determinano gli infortuni su cui in sede preventiva occorrerebbe agire per impedire o ridurre i danni ai lavoratori. Tra queste misure una delle più gettonate è l’aumento della vigilanza, proposta che parte dal presupposto che l’azione di vigilanza nel nostro paese sia attualmente del tutto insufficiente. L’attività immaginata da coloro che propongono tale opzione è prevalentemente l’ispezione sul luogo di lavoro che, è sempre bene ricordarlo, costituisce solo una e non l’unica modalità con cui si esplica l’attività di vigilanza nei luoghi di lavoro.
Nonostante il tema della vigilanza e del controllo sui luoghi di lavoro sia di cruciale importanza, scarseggiano di fatto gli studi disponibili in letteratura che approfondiscono l’argomento. Proprio per studiare il possibile impatto della vigilanza in termini di riduzione del danno da infortuni è stata svolta un’analisi di quasi 800 infortuni mortali sul lavoro accaduti in Piemonte nel periodo 2002-2022. L’articolo “Vigilanza e infortuni mortali sul lavoro: tra aspettative e realtà” che descrive quest’analisi è stato recentemente pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione (disponibile solo per gli abbonati).
Dapprima si definisce cosa sia un “sopralluogo ispettivo” in materia di sicurezza sul lavoro e poi, cosa più impegnativa, distingue un evento “probabilmente prevenibile” da uno “probabilmente non prevenibile” a seguito di un sopralluogo ispettivo effettuato il giorno precedente l’evento, tenendo conto del presupposto fondamentale che l’azione ispettiva sia condotta da personale adeguatamente formato ed esperto a cogliere gli elementi di inadeguatezza delle modalità di lavoro.
Gli eventi analizzati sono presenti nella banca dati InforMo del sistema di sorveglianza infortuni mortali attivo in Piemonte da oltre 20 anni, ricostruiti dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro delle ASL del Piemonte a partire da un’inchiesta giudiziaria. Si tratta evidentemente di un insieme di eventi non rappresentativo degli infortuni sul lavoro ma che ha il pregio di essere stato oggetto di un’analisi approfondita su dinamica e cause il che ha consentito l’elaborazione secondo i criteri di prevenibilità individuati. La loro distribuzione nei comparti lavorativi riflette la frequenza degli eventi mortali che accadono nel territorio piemontese, distribuzione che differisce in modo considerevole da quella che emerge dai dati Inail. Circa un terzo degli eventi considerati riguarda il settore agricolo-forestale, un altro terzo il comparto costruzioni e impiantistico, il restante terzo riguarda per metà attività manifatturiere e per l’altra metà altri comparti (trasporti e logistica, servizi ecc.).
I risultati evidenziano che in almeno la metà e fino a due terzi dei casi, un’azione ispettiva effettuata il giorno precedente probabilmente non avrebbe potuto prevenire l’evento, confutando ciò che comunemente si pensa. Ciò offre rilevanti spunti di riflessione per il sistema pubblico di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro verso una revisione critica delle proprie attività mirate alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e, all’interno di essa, delle tecniche di conduzione dei sopralluoghi ispettivi. Emerge altresì come il sistema pubblico di vigilanza non possa operare in modo separato da altre figure coinvolte nelle attività preventive, figure che sono individuate principalmente all’interno delle aziende.

Gli operatori del Servizio Sovrazonale di Epidemiologia dell’ASL TO3, insieme a quelli del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche e di Economia e Statistica “Cognetti De Martiis” dell’Università di Torino hanno risposto sul Fatto quotidiano del 16 maggio 2023 al dataroom di Milena Gabanelli pubblicato il 15 maggio 2023 sul Corriere della Sera sul delicato tema del rapporto tra innalzamento dell’età per il pensionamento e la salute e sul supposto benessere del lavoro in età anziana.