Pubblicato il 07/09/2026 - Autore: Marcello Libener (SPreSAL ASL AL) e Osvaldo Pasqualini
In Italia di infortuni sul lavoro si parla parecchio soprattutto in occasione di eventi clamorosi che, se da una parte fanno scaturire un rilevante interesse mediatico sul fenomeno, dall’altra raramente indirizzano a riflessioni costruttive volte alla prevenzione e cioè alle azioni da porre in essere da parte del sistema pubblico e dalle organizzazioni aziendali, per ridurre i danni subìti dai lavoratori a causa di tali eventi. Le misure proposte in tali occasioni sembrano più dettate da un impulso a “proporre qualcosa” che frutto di un’attenta analisi dei fattori che determinano gli infortuni su cui in sede preventiva occorrerebbe agire per impedire o ridurre i danni ai lavoratori. Tra queste misure una delle più gettonate è l’aumento della vigilanza, proposta che parte dal presupposto che l’azione di vigilanza nel nostro paese sia attualmente del tutto insufficiente. L’attività immaginata da coloro che propongono tale opzione è prevalentemente l’ispezione sul luogo di lavoro che, è sempre bene ricordarlo, costituisce solo una e non l’unica modalità con cui si esplica l’attività di vigilanza nei luoghi di lavoro.
Nonostante il tema della vigilanza e del controllo sui luoghi di lavoro sia di cruciale importanza, scarseggiano di fatto gli studi disponibili in letteratura che approfondiscono l’argomento. Proprio per studiare il possibile impatto della vigilanza in termini di riduzione del danno da infortuni è stata svolta un’analisi di quasi 800 infortuni mortali sul lavoro accaduti in Piemonte nel periodo 2002-2022. L’articolo “Vigilanza e infortuni mortali sul lavoro: tra aspettative e realtà” che descrive quest’analisi è stato recentemente pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione (disponibile solo per gli abbonati).